Avengers: Infinity War è decisamente un sì

È uscito nelle sale AVENGERS: INFINITY WAR, l’ultimissimo capitolo del Marvel Cinematic Universe che, a dieci anni dal primo Iron Man che aveva dato il via a questa fantastica avventura cinematografica, riunisce TUTTI gli eroi apparsi nei vari film della serie, pronti a fronteggiare la minaccia di Thanos, deciso per i suoi propositi di sterminio a raccogliere tutte le Gemme dell’Infinito (qui l’articolo in cui ricapitolavo cosa sono e dove sono apparse finora).

La regia è affidata ai fratelli Russo, già autori di Captain America: The Winter Soldier, tuttora probabilmente il miglior film Marvel mai uscito, e del meno riuscito ma comunque ben girato e interessante Captain America: Civil War.

Ho visto il film appena possibile in una proiezione di Mezzanotte che avevo contribuito a realizzare (qui per i dettagli) e me lo sono goduto tutto. Per me, Avengers: Infinity War è decisamente un sì.

Intendiamoci: non è esente da difetti. Senza scendere troppo nei dettagli, la struttura del film gira molto su se stessa e al netto di vari colpi di scena nel corso della narrazione fino agli ultimi quindici minuti lo svolgimento globale delle cose è più o meno come te lo aspetti dall’inizio. Inoltre, stiamo sostanzialmente parlando del primo tempo di un film più lungo che dovrebbe trovare la sua conclusione nel prossimo film degli Avengers in uscita l’anno prossimo.

Però.

Intanto, un film corale che raccogliesse così tanti personaggi in maniera così efficace non s’era mai visto (siamo a circa 25 supereroi e quasi una decina di supervillain). Era un’impresa sostanzialmente impossibile e un po’ di didascalismo e qualche lieve caduta di stile qua e là erano inevitabili.

Secondariamente, il progetto narrativo del Marvel Cinematic Universe è così solido che questo ultimo capitolo può permettersi di raccontare e divertire senza spiegare troppo sui suoi protagonisti, contando su un pubblico già consapevole, giocando con le aspettative, con i rimandi, con gli inside joke, mixando i toni narrativi sperimentati negli ultimi anni e sopratutto approfittando di avere in arsenale tutte le armi necessarie (tra personaggi, mitologia e scenari) a creare scene incredibilmente spettacolari, epiche e coinvolgenti. Riuscendo però, in tutto questo, a creare un prodotto fruibile e godibile anche per lo spettatore occasionale.

In sala il pubblico applaudiva. Non solo a fine proiezione, ma proprio durante il film. Applaudivano quando c’era da applaudire. Gridavano quando c’era da gridare. Ridevano quando c’era da ridere. Si chiudevano in religioso silenzio quando il momento e la tensione della scena lo richiedevano. Ogni scena generava automaticamente la reazione per cui era pensata.

Sono passati 10 anni dall’inizio di tutto questo, dicevamo in apertura. In 10 anni personaggi che in Italia non si filava nessuno sono diventate icone pop. In 10 anni, pezzo dopo pezzo, è stato creato un universo incredibile e magnifico, e si è portato aventi un progetto ambiziosissimo che poteva essere una catastrofe. In 10 anni, cose che alcuni di noi non avrebbero mai immaginato di vedere al di fuori dei fumetti che si accumulavano nelle librerie hanno iniziato a esploderci davanti agli occhi nell’immensità dello schermo cinematografico. E il tema musicale degli Avengers è diventato così iconico da bastare a commuoverci.

È un momento magnifico, cinematograficamente parlando, per essere nerd.

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