Bianca Noir Capitolo 9: Assedio al Lamp of Arabia

È passato ormai qualche anno dall’uscita di C’era una volta, la bella antologia dedicata al mondo delle fiabe a cui ho partecipato con il mio Bianca Noir (ne avevamo parlato qui). Dato che è passato tutto questo tempo, ho deciso di ripubblicare quel racconto qui sul blog a puntate.

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Bianca Noir Capitolo 9: Assedio al Lamp of Arabia

Scendo dall’albero senza fare rumore, il Lupo mi sta dietro. «Dove eri finito, l’altra sera?», gli domando.

«È questa l’unica domanda che ti viene in mente ora?», controbatte lui. «Ero a fare il tuo lavoro e a seguire le tracce della Regina. Con l’incantesimo che ti pendeva addosso, se fossi rimasto vicino a te, mi avrebbe scoperto subito.»

«Sapevi che c’era di mezzo lei?»

«No. Sapevo che c’era di mezzo la magia, quindi ho preferito dileguarmi al momento giusto.»

Mi fermo a riflettere, tenendo sempre d’occhio il Lupo per assicurarmi che non stia tramando qualcosa. Come si inserisce la Regina nel quadro globale? Si è camuffata perché nessuno la potesse riconoscere, certo, ma almeno Azzurro sarà consapevole della sua vera identità?

Poi ripenso a quello che quel criminale ha saputo realizzare nel corso dei secoli e mi rendo conto che da solo non ci sarebbe mai riuscito. Come avrebbe potuto trovare ogni volta una damigella da salvare? Come avrebbe potuto farla innamorare perdutamente di sé e vincere ogni battaglia? Come avrebbe potuto uccidere tutte quelle ragazze passando inosservato? Addirittura Rosaspina veniva da un regno confinante con il nostro, come è possibile che nessuno abbia mai riconosciuto Azzurro? Mi rendo conto solo ora che tutta questa storia puzza di magia, e che forse anche il fatto che Azzurro riesca a dissolvere l’incantesimo del sonno non dipende interamente da lui.

«Non ti ho visto scattare neanche una foto, lì dentro», dice il Lupo interrompendo il flusso dei miei pensieri. «E sì che la Regina nuda sarebbe stato un colpaccio da paginone centrale!»

«Ho già messo Biancaneve in guardia, non mi servono altre foto.»

«Già, suppongo che nei tuoi libri tu abbia già trovato abbastanza materiale per sputtanare Azzurro…»

«Sputtanarlo? Io quel bastardo lo ammazzo!»

Lupo mi ride in faccia senza neanche provare a trattenersi. «Se ha la Regina dalla sua parte, per te la vedo molto dura», dice dopo aver smesso di ridere, «quella ti rigira tra le dita come una foglia, e te lo ha già dimostrato. Come pensi di fare?»

«Beh, tanto per cominciare, se la Regina è qui, ora Azzurro è da solo»

«Già, da solo con la sua Armata Reale. A proposito, pare che stiano cercando Biancaneve in lungo e in largo.»

«Prevedibile, ma è al sicuro. Non la troveranno.»

«Come sei ingenuo…»

«In che senso?», gli chiedo, allarmato.

Un cigolio improvviso ci distrae e ci accorgiamo che il portone d’ingresso del castello si sta aprendo e ne sta uscendo un’automobile. Dentro, nei sedili posteriori, intravedo la Regina, di nuovo travestita. Mentre la macchina si allontana, mi rivolgo al Lupo, convinto che lui abbia una risposta al mio quesito: «Dove diavolo sta andando?»

«Beh, vediamo: se fossi Azzurro e avessi perso Biancaneve, a chi mi rivolgerei per trovarla? Alla Guardia Reale o alla più potente strega che esista sulla faccia della terra?»

«Non importa, Bianca è protetta da una barriera magica: nessun incantesimo può scovarla.»

«Questo è un bene, ma non hai considerato una cosa: chi ti dice che la Regina abbia bisogno di un incantesimo per capire dove hai fatto nascondere Biancaneve?»

«Beh, come potrebbe…?»

«Cacciatore, ti conosco di persona solo da un paio di giorni, ma sei una persona molto… chiacchierata. Hai un nome conosciuto. E abitudini conosciute. Ora, io non so per certo dove tu abbia nascosto la principessina, ma vuoi sapere qual è il primo posto in cui andrei a cercarla, senza bisogno di ricorrere ad alcuna magia?»

Inizio a capire dove sta andando a parare, ma glielo chiedo lo stesso: «Qual è?»

«L’unico posto dove ti trattano come un essere umano. L’unico posto dove c’è qualcuno con i poteri necessari a proteggere Biancaneve in caso di necessità. Il Lamp of Arabia

Prima ancora che il Lupo finisca la frase, metto in moto Silenzio e sono nel vento.

***

Quando arrivo, all’entrata principale del Lamp c’è già una nutrita squadra di soldati, che per ora si limitano a bloccare l’ingresso al locale e perquisire chiunque esca, ma sembrano pronti a fare irruzione da un momento all’altro. Forse aspettano solo che arrivi Azzurro a dare il via. Io riesco a entrare da un ingresso posteriore, noto solo a me e a pochi altri.

Il Genio deve essersi accorto del movimento che c’è in strada, perché ha smesso di servire al bancone ed è tutto impegnato a chiudere le finestre e le porte, mentre cerca di far sciamare via gli ultimi clienti della nottata. Quando mi vede non dice nulla, ma mi fa un cenno che nel nostro linguaggio universale sta a significare “qua sono cazzi”.

Scendo in cantina per assicurarmi che Biancaneve stia bene. La trovo che dorme. Decido di non svegliarla e, dopo aver recuperato la borsa con il mio armamentario di emergenza, risalgo ad aggiornare il Genio sulle ultime novità. Quando i clienti sono tutti usciti, io e lui ci mettiamo in silenzio alla finestra che dà sul davanti, uno di fianco all’altro, appena in tempo per assistere all’arrivo trionfale di Azzurro e della Regina.

Azzurro si consulta con la donna, i soldati la osservano rapiti e ammirati: se escludiamo Biancaneve, era da tempo che non vedevano una simile bellezza e non si accorgono nemmeno di essere già vittime del suo incantesimo; chissà che bugia ha raccontato Azzurro per giustificare la presenza di quella conturbante ragazza bionda.

La truppa si compatta davanti all’ingresso, pronta a sfondare con l’ariete il portone di legno del pub. Il Genio guarda sconsolato il suo locale, con l’aria di chi rimpiange una pace perduta. Quattro mura vogliono dire tanto, se il tuo mondo un tempo era l’interno di una lampada a olio.

Non posso permettere che per colpa mia il Lamp sia raso al suolo. Senza che il Genio se ne accorga, decido di sgattaiolare fino alla porta d’ingresso e varcarla. Fronteggerò io il nemico, sarò io a proteggere il Lamp of Arabia. Solo, contro un esercito.

«Cacciatore, sapevo che c’eri tu dietro a tutto questo. Non sei riuscito a uccidere Biancaneve cinque anni fa e ora cerchi di rapirla!», esclama Azzurro con voce stentorea appena faccio capolino dalla porta. Brusio tra i soldati. Gli credono. Che sorpresa… «Ma ora sono qui, riconsegnamela di tua volontà e sarò clemente quando si tratterà di punirti.»

«Clemente, dici? Come lo sei stato con Rosaspina? O con Cenerentola? O con – come si chiamava? – Raperonzolo?»

Azzurro è stupito, guarda verso la Regina, che a sua volta si mostra sorpresa. Nessuno dei due immaginava che sapessi, che conoscessi i loro intrighi. «Perché non dici ai soldati chi è la bionda che è con te?», lo incalzo. «Perché non gli dici che stanno combattendo a fianco della Regina Nera?».

I soldati ridacchiano; in effetti, l’ho sparata bella grossa per essere uno che non ha a portata di mano neanche uno straccio di prova. Non mi crederebbero nemmeno se le loro menti fossero lucide. E non lo sono.

«Soldati!», esclama improvvisamente Azzurro, «Puntate le armi contro quest’uomo, che è un traditore e un bugiardo!»

Tutti si affrettano a eseguire l’ordine. Sono sotto il tiro di almeno una sessantina di baionette. È giunto il momento di vendere cara la pelle.

Apro rapidamente la borsa con l’armamentario d’emergenza. Lancio due granate fumogene in direzione dell’armata, spostandomi rapidamente verso destra per evitare i proiettili che mi piombano immediatamente addosso. Il fumo si diffonde mentre io mi tuffo dietro a un furgoncino e me la cavo con un paio di graffi alla gamba destra e una pallottola nella spalla sinistra.

Senza badare al dolore, sguaino le due Luger che ho piazzato sotto la giacca e inizio a sparare all’impazzata gettandomi a capofitto nel fumo. In una situazione come questa, di completa invisibilità, il vantaggio è mio che sono da solo. Ovunque i miei colpi finiscano, ci sono altissime probabilità che vadano a segno. Se loro sparano invece, corrono il rischio di colpirsi a vicenda.

Finiti i proiettili, impugno i miei coltelli e inizio a menar fendenti a destra e a sinistra; spesso colpisco qualcuno, ma ogni volta che sento un rumore metallico devo sbrigarmi a correre via, perché mi sono scoperto e rischio che mi individuino.

È comunque un tentativo disperato e dura solo pochi minuti. Il fumo si dissipa a una velocità innaturale e io mi ritrovo al centro del campo di battaglia, circondato da un esercito di cui sono riuscito a eliminare sì e no quindici elementi. Di fronte a me, la Regina si erge orgogliosa nella sua maschera bionda, la schiena inarcuata e gli occhi fissi contro i miei, un braccio teso verso il cielo, a indicare che è stata lei stessa a disperdere il fumo con un gesto perentorio della mano.

Io? Io sono nella merda. La Regina sorride e lancia un’occhiata ad Azzurro, poi svanisce e ricompare al suo fianco. «L’avete vista! È magia!», provo a dire, ma nessuno mi ascolta. Cristo, in questo momento non ascolterebbero neanche Biancaneve stessa, sprofondati come sono nell’incantesimo di quella strega!

Un soldato mi prende alle spalle e mi butta in ginocchio, bloccandomi le braccia. Sono inerme. Stanco e inerme. La Regina sussurra qualcosa nell’orecchio di Azzurro, una sola parolina che riconosco dal labiale: «Uccidilo». Azzurro alza lo sguardo sul suo esercito e si prepara a dare l’ordine.

«Attenzione… puntare!» e tutto l’arsenale dell’armata è diretto verso di me. Il tizio che mi stava tenendo bloccato si allontana per non rischiare di essere colpito. Tanto non ho scampo, ormai. «Giustizieremo qui questo traditore, che non merita alcuna pietà», dice Azzurro, e io non so se ridere o piangere.

«Al mio tre, sparate!»

Improvvisamente sento su di me il peso del fallimento. Avevo l’occasione per rimediare a quel torto, quell’unico torto che mi aveva procurato l’odio di tutto il reame, e non ce l’ho fatta.

«Uno!»

Avevo l’occasione di salvare Biancaneve, una ragazza giusta, nobile e generosa, una persona migliore di me sotto tanti punti di vista. E invece…

«Due!»

Oddio, Bianca! Come farà senza di me?

«Tre!»

Al tre, un vento impetuoso travolge l’armata intera e la spazza letteralmente via. Nella grande via davanti al Lamp of Arabia siamo rimasti solo io, Azzurro e la Regina. E una quarta persona.

«Tu! Non dovresti essere qui! Come puoi essere qui?», grida la Regina, infuriata.

«Facile», risponde il mio migliore amico, ora in piedi davanti a me, altissimo e spaventoso. «Sono un Genio!»

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