Bianca Noir Capitolo 7: Indagini al di là della Foresta Nera

È passato ormai qualche anno dall’uscita di C’era una volta, la bella antologia dedicata al mondo delle fiabe a cui ho partecipato con il mio Bianca Noir (ne avevamo parlato qui). Dato che è passato tutto questo tempo, ho deciso di ripubblicare quel racconto qui sul blog a puntate.

Riassunto delle puntate precedenti: Biancaneve sospetta che il Principe Azzurro la tradisca e assolda il cacciatore che anni prima ha cercato di ucciderla, ora reinventatosi detective privato, per svelare i suoi altarini. Il cacciatore sorprende il principe mentre incontra una misteriosa femme fatale, ma un sortilegio impedisce che la donna appaia in foto. Dopo un inseguimento nel bosco e un sogno torrido, il cacciatore chiede aiuto al Lupo Cattivo e al Genio della Lampada. Il primo lo abbandona improvvisamente durante un appostamento, il secondo gli rivela che forse nel passato di Azzurro c’è un’altra principessa, addormentatasi e risvegliatasi al di là della foresta nera: il suo nome è Rosaspina e le vicende che la riguardano sono accadute più di trenta anni fa. 
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Bianca Noir Capitolo 7: Indagini al di là della Foresta Nera

Il viaggio dura tutta la giornata; quando arrivo a destinazione, è buio da un pezzo. Affitto una stanza nell’unico motel che ancora accetta ospiti a quest’ora della notte. Uso dei documenti vecchi, per non dare troppo nell’occhio. La proprietaria è una vecchina dall’aria affabile, e infatti attacca subito bottone. Io ne approfitto. Sono venuto fin qui per avere un colloquio con la Famiglia Reale, ma forse, con un po’ di fortuna, non sarà necessario.

«Dunque siete un Cacciatore. È un orario ben strano per arrivare in città! Cosa vi porta qui?»

«In effetti solitamente viaggio in orari più… consoni. Ma ho passato la giornata sulle tracce di un cervo e all’imbrunire mi sono accorto che ero finito dalla parte sbagliata della Foresta Nera. A quel punto piuttosto che inoltrarmi di nuovo nel fitto degli alberi, ho preferito uscire e cercare un riparo per la notte. E ho trovato voi! Siete proprio a due passi dal bosco!»

«Già, beh, si può dire che una volta ci stavamo dentro!»

«In che senso?»

«Oh, è una storia lunga! Gradite una tisana?»

«Volentieri.»

«Quindi rimarrete qui solo una notte… peccato, ci sono tanti posti carini da visitare nei paraggi!»

«Per esempio?»

«Beh, il castello è molto bello, ma raramente l’ingresso è aperto al pubblico. Però c’è la Grande Biblioteca, che invece è a ingresso libero. E poi se vi piace camminare ci sono dei bellissimi sentieri di montagna. Una volta erano tutti rovi e acquitrini, ma poi la zona è stata… bonificata.»

«Uhm, potrei pensare di trattenermi un po’. Anche visitare il Castello non mi dispiacerebbe. Perdonatemi l’ignoranza: come si chiamano i vostri sovrani?»

«Il nostro sovrano attuale è Re Carlo, ma lui e sua moglie sono molto anziani, probabilmente abdicheranno in favore di un nipote. Per carità, sono ancora in buona salute, però la vita del re, si sa, è stancante.»

«Già, molte riunioni… non hanno avuto figli?»

Al sentire queste parole, la vecchina sussulta e assume un’aria triste. «Figliolo, pensavo che sapeste. Di solito chi viene qua sa. Avevano una figlia, Rosaspina. È diventata involontariamente… famosa per la maledizione che la colpì e che con lei colpì tutti noi.»

«Oh, chiedo perdono se vi ho turbata. Ora che me lo dite, ricordo una storia… una maledizione del sonno?»

«Ricordate bene.»

«Però mi sembra anche che fosse stata spezzata, quella maledizione. Da un principe, forse…»

«Esatto. Lei è bellissima e sposa un principe. Regnano con saggezza e vivono per sempre felici e contenti. Sembrava la storia più vecchia del mondo. E invece…»

«Non tenetemi sulle spine. Ditemi cosa è successo», la incalzo, cercando di nascondere l’agitazione che ormai mi sta montando dentro.

«E invece sette anni fa la Regina Rosaspina è stata barbaramente uccisa dal Principe, che poi è scomparso nel nulla portandosi con sé buona parte del Tesoro Reale. Il Trono a quel punto è tornato ai genitori di lei.»

La tazza che sto impugnando cade sul tavolino, rovesciandosi. L’odore della malva e dello zenzero della tisana si mischia a quello del legno trattato e al sapore metallico che si avverte in bocca quando si inizia ad avere paura.

Infilo una mano tremante nel risvolto della giacca e ne traggo un ritratto di Azzurro. Lo porgo alla signora, che mi sta guardando preoccupata.

«Il Principe è questa persona?», le chiedo. Lei guarda l’immagine e spalanca gli occhi e la bocca. Poi mi risponde.

«Sì, è lui. È il principe Filippo.»

***

Sono di nuovo nella radura, seduto sulla pietra. Il sole brilla nel cielo e la ragazza bionda non si è neanche presa la briga di indossare il suo vestito, è già nuda. Si avvicina a me e mi sfiora la labbra con un dito.

«Mi lusinga che tu stia continuando a cercarmi, Cacciatore. Mi piace sentirmi desiderata», sussurra. Io cerco di sottrarmi al suo tocco, ma non ci riesco. Così continua: «Allora, mi hai riconosciuta?».

«Tu sei… morta!», rispondo esasperato. Lei mi slaccia i pantaloni e inizia a massaggiarmi il sesso.

«Ti sembro morta?»

Quando sono pronto, sale su di me e mi cavalca. «È deludente pensare che tu mi abbia scambiato per Rosaspina», mi dice in tono quasi canzonatorio mentre muove il bacino. «Una ragazza che non ha mai dovuto impegnarsi per ottenere quello che voleva, una principessa che ha sempre avuto tutto, subito. Io sono molto più di questo!».

«E allora dimmelo, per Dio! Dimmelo! Chi sei?»

«Forse sono la prossima, forse sono quella prima. Quel che conta è che io posso essere ciò che tu vuoi» e mentre pronuncia questa frase, il suo volto e tutto il suo corpo cambiano e improvvisamente sto facendo l’amore con Biancaneve. Vengo all’istante e mi sveglio completamente sudato.

Sono nel letto di una stanza del motel. Dalla finestra della camera filtra il sole e capisco che è ormai mattina inoltrata. Al mio capezzale c’è la proprietaria, che appena vede che sono cosciente si alza in piedi e si sporge verso di me.

«Per fortuna state bene, signor cacciatore! Ieri notte siete svenuto all’improvviso e non ho potuto fare nulla per svegliarvi. Per un attimo ho temuto che foste caduto anche voi sotto l’influsso di un incantesimo!»

«Vi chiedo scusa per lo spavento, signora. Deve essere stata la stanchezza del viaggio», le dico e intanto mi affretto ad alzarmi. Se i miei sospetti sono fondati, Biancaneve è in serio pericolo. «Avete un telefono qui nel motel? Ho bisogno di fare una chiamata con urgenza!»

«Sì certamente, è giù nella hall. Vi ci accompagno?»

«Sì grazie. Mi parlavate di una biblioteca ieri, giusto? È grande?»

«Molto grande. Raccoglie libri provenienti da tutto il mondo.»

«C’è una sezione dedicata alle cronache e alle leggende?»

«Certo che c’è.»

«Molto bene. Allora penso proprio che la visiterò stamattina prima di ripartire.»

Quel bastardo di Azzurro, solo ora inizio a capire. Sei anni fa è sbucato dal nulla e tutti subito si sono fidati di lui. E invece non solo è un imbroglione e un porco, ma anche un assassino. Ha ucciso Rosaspina, e ora che ha per le mani la ragazza bionda proverà a uccidere anche Biancaneve. Ma stavolta si è messo contro la persona sbagliata. Stavolta si è messo contro di me.

La vecchina esce dalla stanza per darmi il tempo di rivestirmi, fa solo due passi fuori dalla porta e si riaffaccia dentro, fissandomi con tono inquisitorio.

«Giovanotto, siate sincero: voi non siete un cacciatore».

«Invece sì, signora», le rispondo io. «È esattamente quello che sono.»

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