Che cos’è BRIGHT e che cosa può significare per il mercato cinematografico

In chiusura del 2017, accompagnato da una campagna pubblicitaria di tutto rispetto, è stato diffuso direttamente su Netflix senza passare dalle sale cinematografiche BRIGHT, il nuovo film diretto da David Ayer (Suicide Squad), scritto da Max Landis con Will Smith e Joel Edgerton, un blockbusterone con un budget stimato in 90 milioni di dollari.

Il film, una sorta di buddy-cop movie ambientato in un mondo molto simile al nostro ma in cui vivono anche orchi, elfi, fate e altre creature magiche, è meno terribile di come lo descrivano certe recensioni: nulla di eclatante, molto derivativo, ma ben diretto e ben recitato, con ottime scene di azione e un make-up ed effetti speciali quasi sempre credibili. La parte più efficace è la creazione del mondo in cui si muovono i personaggi: il tentativo, a mio avviso piuttosto riuscito, è stato di immaginare come sarebbe il nostro mondo se il medioevo fosse stato come viene descritto in molti romanzi fantasy.

Il sottotesto razziale (nel mondo di BRIGHT tutti odiano gli orchi a causa di vicende belliche risalenti a qualche millennio prima e Joel Edgerton interpreta il primo Orco che entra ufficialmente nelle forze di polizia umane e viene ovviamente messo in pattuglia con quella testa calda di Will Smith) funziona senza essere troppo marcata o pedante. La trama è banalotta ma si segue con piacere, i colpi di scena sono abbastanza telefonati ma nel complesso il film non si prende troppo sul serio e non arriva mai a insultare la tua intelligenza.

Secondo le stime Nielsen (che però Netflix ritiene che siano sensibilmente al ribasso) dopo soli tre giorni BRIGHT era stato visto da ben 11 milioni di persone solo negli Stati Uniti. Se quegli 11 milioni di persone avessero visto il film al cinema, calcolando un costo medio di 10 dollari a biglietto (ma in USA a volte ne spendi anche 13 o 14) arriveremmo a un incasso di 110 milioni di dollari in soli tre giorni. Per intenderci: molto meglio di JUSTICE LEAGUE, che nel suo primo week-end di programmazione nelle sale statunitensi ha totalizzato 96 milioni di dollari a fronte di un budget di produzione vicino ai 300 milioni (quindi più del triplo di BRIGHT).

Certo, stiamo paragonando mele e pere: se il film fosse uscito al cinema sicuramente non avrebbe raccolto un così alto numero di spettatori paganti e il fatto che BRIGHT fosse compreso nell’abbonamento Netflix e non andasse pagato a parte ha sicuramente giocato a favore dell’elevato numero di spettatori. Il dato veramente interessante sarebbe capire quante persone hanno sottoscritto un abbonamento a Netflix solo perché attirate dalla campagna del film, ma si tratta di un’informazione che purtroppo non abbiamo e che sarebbe probabilmente impossibile individuare con certezza.

Cionondimeno, se spostiamo l’attenzione sul numero di spettatori, il dato reale è che in tre giorni c’è più gente che ha visto BRIGHT su Netflix di quanti nello stesso arco di tempo abbiano visto JUSTICE LEAGUE al cinema (e JUSTICE LEAGUE, per quanto sia un film poco riuscito e non sia certo tra i migliori risultati al Box Office dell’anno, ha un fantastilione di selling point in più).

Il progetto BRIGHT e i suoi esiti sono interessanti da due punti di vista.

DAL PUNTO DI VISTA DI NETFLIX

Dal punto di vista di Netflix, la decisione di produrre un film con un budget così elevato (sempre per avere metri di paragone: THE GREATEST SHOWMAN, nelle sale ora, ha un budget di produzione stimato sugli 84 milioni di dollari) apre un discorso importante.

Il colosso dello streaming ha sempre dimostrato di essere stato innovativo e coraggioso nelle scelte e di avere avuto la capacità di interpretare con un certo anticipo l’evoluzione del mercato dello show business (qui Marco Montemagno ce lo racconta molto bene e in poche parole), lanciarsi nelle produzioni ad alto budget e portarle fuori dalle sale è una mossa che a occhi esterni può sembrare assurda.

Ma è necessario guardare lo scenario globale. Netflix ha inventato un format, ma molti altri stanno accorrendo verso quello stesso format. Tra questi molti altri, c’è il colosso Disney, che ha già annunciato che ritirerà i propri contenuti da Netflix e aprirà un proprio servizio di streaming e che, incidentalmente, ha recentemente acquistato Hulu insieme al resto del pacchettone Fox.

Di fronte a un avversario simile (ma in generale di fronte a un settore in cui non dispone più del monopolio), Netflix deve continuare a puntare sul contenuto, interpretare le modalità contemporanee della fruizione cinematografica e tentare di anticipare i competitor.

BRIGHT è un volano interessante all’interno di questo processo anche perché si presta a generare un universo condiviso. Netflix ha già annunciato che il film avrà un sequel, ma, al di là del proseguimento delle avventure poliziesche di Will Smith e Joel Edgerton, l’ambientazione di BRIGHT dà la possibilità di creare una grandissima varietà di esperimenti su generi cinematografici diversi. Come sarebbe una commedia romantica nel mondo di BRIGHT? Come sarebbe un film drammatico nel mondo di BRIGHT? Come sarebbe una scollacciata comica liceale nel mondo di BRIGHT?

DAL PUNTO DI VISTA DEL MERCATO CINEMATOGRAFICO

Dal punto di vista del mercato cinematografico, ci ricolleghiamo a quanto detto sopra sulla capacità di Netflix di interpretare le modalità contemporanee della fruizione di cinema.

BRIGHT è un film che sulla carta poteva benissimo uscire al cinema arrivando a ottenere incassi di tutto rispetto.

Che sia o meno un buon film, ha infatti dalla sua diversi punti di forza: Il regista, David Ayer, è reduce dal successo di SUICIDE SQUAD, che è stato demolito dalla critica ma ha portato a casa un Box Office di quasi 750 milioni di dollari. Lo sceneggiatore è Max Landis, figlio di John Landis: non ha nel suo arco molti successi economici sfavillanti e forse ha uno stile un po’ troppo televisivo, ma è comunque autore della sceneggiatura dell’ottimo CHRONICLE e dell’interessante AMERICAN ULTRA, è figlio d’arte e gode di una certa fama.

Will Smith continua a essere una macchina da soldi: c’è gente che va a vedere film anche solo perché c’è lui. Nel cast, oltre a Joel Edgerton, che ha in curriculum un paio di Star Wars e IL GRANDE GATSBY, c’è anche Noomi Rapace, la prima indimenticabile Lisbeth Salander.

Il budget, elevato per Netflix, non è comunque equiparabile ai blockbuster cinematografici Disney e Warner Bros quindi il punto di break even sarebbe stato più basso. Con una buona campagna di comunicazione, il film avrebbe avuto le potenzialità per raccogliere numerosi spettatori in sala, che si sarebbero poi tradotti nella possibilità di fare ottime vendite alle tv e, perché no, di ampliare gli introiti con il merchandising.

Tutto questo non è successo.

Qualche settimana fa ha destato scalpore la notizia che ANNIENTAMENTO, il nuovo film di Alex Garland, già regista di EX MACHINA, con Oscar Isaacs e Natalie Portman, sarebbe uscito al cinema solo negli Stati Uniti e in Cina e distribuito poi nel resto del mondo direttamente via Netflix. C’è un interessante articolo di Gabriele Niola sul tema che consiglio di leggere per intero, ma che arriva a una conclusione semplice e intelligente: forse non c’è più spazio in sala per i film a medio budget (per ANNIENTAMENTO si parla di circa 55 milioni), ma solo per i mega-blockbuster, che richiamano le grandi masse, e per i film d’essai, che portano in sala i cinefili e i veri appassionati.

L’esperienza di BRIGHT si inserisce in questo filone di discussione e genera uno scarto ancora più forte: forse la verità è che al cinema non c’è più spazio nemmeno per i blockbuster? Forse Netflix and chill è destinata a diventare la nuova strada della fruizione cinematografica?

Non voglio arrivare a trarre conclusioni affrettate ed eccessive, ma stiamo vivendo tempi interessanti che vedono il mondo dell’entertainment in una fase di rivoluzione copernicana in cui la sala cinematografica si sposta definitivamente dall’essere il centro dell’esperienza di visione a esserne la periferia. Personalmente, credo che il cinema come luogo di incontro e di visione non morirà mai, ma per fare fronte alle nuove sfide della contemporaneità nei prossimi anni l’esercizio e l’approccio alla distribuzione dovranno rivoluzionarsi totalmente.

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