Marvel’s Spider-Man: il nuovo cartone animato dell’Uomo Ragno

Lo scorso 19 agosto ha debuttato su Disney XD Marvel’s Spider-Man, la nuova serie animata dedicata al nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere. Siamo arrivati alla quinta puntata – più una web-miniseries in 6 parti sulle origini che potete vedere aggratis su YouTube a partire da qui – e, stranamente, i nerd italiani sembrano non essersene accorti. Se ne sta parlando davvero poco. Rimediamo subito.

Diversamente dalla precedente Ultimate Spider-Man, in questa nuova serie torniamo alle origini del personaggio e troviamo un eroe alle prime armi che ancora indossa una tutina dal dubbio gusto e lancia le prime ragnatele tra i palazzi della grande mela. Niente Nova, Power-Man o Iron Fist di mezzo, niente S.H.I.E.L.D. (per ora) né missioni assurde da Nick Fury o dal preside (!) Coulson, che erano un po’ il pane quotidiano della precedente serie animata. Peter Parker è un eroe solitario, ha i suoi poteri ragneschi da poco e ha ancora sin troppo fresca nella mente l’importante lezione di suo Zio Ben, quella sui grandi poteri e le grandi responsabilità che è alla base del personaggio sin dalla sua nascita nel 1962.

Da queste premesse si direbbe che questo show punti a un approccio più urbano e realistico, a esplorare in chiave allegorica come un giovane ragazzo qualunque può affrontare i cambiamenti legati alla crescita, imparare a usare le proprie capacità per migliorare il mondo che lo circonda e non scoraggiarsi se le persone intorno a lui non lo comprendono o sembrano volerlo ostacolare.

E invece no. Qualcuno alla Marvel deve essersi ricordato che anni fa esisteva una serie animata dell’Uomo Ragno che era proprio così (e infatti era bellissima): si chiamava Spectacular Spider-Man, era prodotta da Sony e i Marvel Studios l’hanno chiusa non appena si sono riappropriati dei diritti televisivi sul personaggio. Bravi.

Quindi questa serie, anziché tornare alla radice del personaggio, prende spunto dalle sue storie fumettistiche più recenti, quelle nate dalla mente di Dan Slott in cui Peter Parker diventa prima scienziato in uno dei think-tank più fighi dell’Universo Marvel, gli Horizon Lab, e poi per una serie di vicende finisce addirittura ad aprire una propria azienda dedicata alla ricerca e allo sviluppo scientifico, le Parker Industries.

Alzi la mano chi sa ricombinare il DNA. No, l’altra mano!

Il giovane Peter Parker di Marvel’s Spider-Man quindi non frequenta un banalissimo liceo pubblico del Queens, ma nella prima puntata riesce a entrare in una prestigiosa scuola privata per geni, la Horizon High, intorno alla quale in un modo o nell’altro gravitano tante vecchie conoscenze del fumetto o come studenti o come professori – Gwen Stacy, Miles Morales, Anya Corazon, il Dottor Otto Octavius, Rhino… tutti dei piccoli scienziati in erba, compreso Harry Osborn.

Avete visto Big Hero 6? Il livello intellettivo medio è lo stesso, sono tutti super-geni quindicenni in grado di fare cose senza senso: programmare robot, costruire armi di distruzione di massa, progettare disturbatori di onde elettromagnetiche in grado di spegnere qualunque tipo di macchinario, studiare antidoti per virus genetici, ecc.

Intendiamoci: la genialità è una caratteristica fondante di Peter Parker anche nei fumetti, con particolare evidenza in quelli disegnati da Steve Ditko (e se volete sapere perché potete cliccare qui e leggere un articolo sull’Uomo Ragno di Ditko firmato da Sauro Pennacchioli), ma spostare il personaggio dal suo contesto originario e metterlo in una scuola di geni gli fa il doppio torto di sminuirlo nel suo acume (e tanti saluti all’eroe “randiano” di Ditko) e di rendere più difficile per lo spettatore immedesimarsi in lui (e con questo salutiamo anche la versione meno spocchiosa di Romita).

Un mal di testa, guarda…

Una bocciatura dunque? Non in assoluto. Nonostante la difficoltà di accettare questa premessa narrativa, per il momento la serie è piacevole da seguire e divertente , con dialoghi brillanti e una trama orizzontale che si sta delineando lentamente ma con continuità.

Il character design è molto ben riuscito, seppur con alti e bassi: Rhino fa schifo e lo Sciacallo pare il Grinch, ma di contro la Gatta Nera per una volta ha un costume sensato e niente affatto porno e il costume definitivo di Spider-Man, un po’ una via di mezzo tra quello originale e quello di Spider-Man: Homecoming, funziona benissimo.

Qualitativamente, tra disegni e animazione, siamo anni luce avanti, per esempio, alla serie animata degli anni Novanta, Spider-Man: The Animated Series, quella che noi fan del Ragno abbiamo tutti un po’ nel cuore ma che sul piano tecnico lasciava decisamente a desiderare. E per ora è comunque tutto molto più coeso e sensato della recentissima Ultimate Spider-Man.

Spectacular, come si diceva, era su tutto un altro livello: giocava nello stesso campionato della mitica serie animata di Batman degli anni Novanta. Ma tutto sommato, come serie a sé da vedere senza alcun riguardo per il materiale di provenienza, questa Marvel’s Spider-Man è partita piuttosto bene. Vedremo dove andrà a parare…

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