#CoglioneNO parte 2: strane reazioni dal web

#CoglioneNO - preview

Torniamo a parlare brevemente di #CoglioneNO, la campagna di sensibilizzazione per il rispetto dei lavori creativi prodotta e promossa dal collettivo Zero. Come avevo previsto nell’articolo di lunedì scorso, i tre video sono diventato rapidamente dei virali. Il primo ha totalizzato già più di 600mila views su Youtube, e se sommiamo le visualizzazioni degli altri due il numero totale raddoppia.

Questo risultato non stupisce più di tanto: oltre a essere ben realizzati e divertenti in maniera niente affatto volgare, i video affrontano un tema molto caro a una categoria molto forte e presente sul web, quella per l’appunto dei creativi. Il successo dell’iniziativa tra l’altro è stato talmente ampio da scatenare un paradosso fantastico: i video sono stati condivisi e commentati positivamente anche da soggetti che, notoriamente, non si fanno scrupoli a sfruttare i giovani creativi in cambio di visibilità/esperienza/occasioni formative/una-cazzata-a-caso.

La cosa particolare è che la campagna, al di là delle condivisioni e delle manifestazioni di solidarietà, ha ricevuto anche numerose critiche proveniente proprio dagli stessi creativi. E se alcuni di queste critiche possono essere bollate come idiote e infondate (ad esempio quella di chi considera i video sessisti perché i protagonisti sono tutti maschi), se altre sono state costruite appositamente per indignare e ottenere un debole effetto virale di riflesso per il proprio blog, alcune voci muovono osservazioni molto interessanti e niente affatto scontate.

#CoglioneNO

C’è chi lamenta una scarsa preparazione e formazione della categoria professionale, chi spiega (giustamente) che il trucco è differenziarsi e che chi è veramente bravo e sa autopromuoversi non è destinato a lavorare gratis. Diciamo che il grosso errore logico di certi articoli che sono apparsi in questi giorni in blog e siti specializzati è che mettono da parte le questioni produttive e di mercato che dominano il settore cercando di convincere che il problema sia esclusivamente dei singoli e dai singoli vada risolto.

Ora, per quanto sia chiaro che la situazione è molto complessa e articolata e queste questioni produttive e di mercato non sono l’unico fattore in causa, è altrettanto chiaro che è inutile raccontarci che nel mondo della creatività lavorano e vengono pagati degnamente solo i più bravi: se così fosse non assisteremmo quotidianamente a certi orrori pubblicitari. Così come non ha senso ignorare che la visione che hanno le aziende di tutto ciò che è creatività è fumosa e inesatta, e che manca, soprattutto in Italia, una buona cultura della comunicazione.

La campagna #CoglioneNO a mio avviso ha avuto (e ha) il merito di evidenziare proprio questa situazione, delineando una critica che prima di una settimana fa sembrava universalmente condivisa ma che oggi, forse per spirito di contraddizione, ha trovato diversi detrattori.

P.S. Va detto che in mezzo a tante prese di posizioni ottuse o gratuite, c’è stato anche chi ha saputo prendere spunto dalla campagna per trarne analisi e critiche utili e proporre possibili soluzioni. Tra gli articoli più lucidi ed equilibrati che mi è capitato di leggere in questi giorni, consiglio, per esempio, quelli pubblicati sul blog Scrittore Freelance e sul blog dell’Art Director Club Italiano, che superano l’antitesi che si è creata tra #CoglioneNO e #CoglioneSì avanzando proposte concrete, a partire dalle quali altrettanto concretamente varrebbe la pena di agire.

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