L’HIV non esiste, m’han detto.

HIV-AIDS

Quella del virus dell’HIV che non esiste o che non causa l’AIDS è una bufala che risale alla fine degli anni Ottanta e ogni tanto riciccia fuori. La settimana scorsa, per esempio, sulle pagine del discutibile sito di controinformazione Sapere è un dovere, è apparso un articolo che non solo nega l’esistenza dell’HIV, come di prassi, ma annuncia l’ufficialità della notizia, portando come prova il video di una trasmissione televisiva francese dove due medici spiegano il loro punto di vista sulla questione.

Ora, già il fatto che per una notizia datata agosto 2013 i riferimenti principali siano un video pubblicato a marzo 2012 e un sito internet che non viene aggiornato dal 2002 la dice lunga sull’attendibilità e l’accuratezza scientifica della cosa. Quando si parla di tematiche mediche, un grosso problema dei complottisti è che, non findandosi dei cosiddetti saperi esperti, non vogliono credere che nel corso degli anni la ricerca scientifica abbia portato a un progresso delle nostre conoscenze in svariati campi, incluso quello medico, e continuano a proporre obiezioni e argomenti che potevano essere validi magari trenta anni fa ma che ora sono stati definitivamente superati.

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«L’HIV non esiste!»

Un’obiezione di questo tipo per esempio è la più classica in materia di AIDS: il virus dell’HIV non è mai stato isolato. Questa informazione è fuori dal tempo: l’HIV è stato isolato, anzi viene isolato quotidianamente nei laboratori che si occupano della ricerca sull’AIDS. Addirittura, è stato decodificato l’intero genoma del ceppo HIV-1 (quello diffuso in Europa e in America).

Una volta appurata l’esistenza del virus, dimostrare che esso sia la causa dell’AIDS è più difficile, e tanto più lo era negli anni immediatamente successivi alla sua scoperta. Tuttora alcune eminenti figure del panorama medico e scientifico, come i premi nobel Kary Mueller e Peter Deusberg, sostengono che tale correlazione è tutta da dimostrare e propongono ipotesi su cause alternative.

«La mousse... di salmone!»

«La mousse… di salmone!»

La vasta maggioranza del mondo scientifico, però, rimane concorde nel reputare sicuro il nesso di causalità tra virus HIV e AIDS. Un documento fondamentale a questo proposito è la Dichiarazione di Durban, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature nel 2000 e sottoscritta da più di 5000 medici e scienziati, tra cui 11 premi Nobel. La dichiarazione, che venne redatta in occasione della XIII Conferenza Internazionale sull’AIDS, tra le altre cose afferma quanto segue:

«La prova che l’AIDS è causata dall’HIV-1 o dall’HIV-2 è chiara, esauriente e priva di ambiguità, e segue i più alti standard della ricerca scientifica. I dati soddisfano esattamente gli stessi criteri che valgono per le altre malattie virali, come la poliomielite, il morbillo e il vaiolo […]. L’HIV causa l’AIDS. È un vero peccato che ci sia un piccolo gruppo di persone che continua a negare l’evidenza. Questo punto di vista causerà la perdita di moltissime vite.»

Oltretutto, la correlazione causale tra HIV e AIDS è alla base della ricerca scientifica in materia e dello sviluppo delle terapie specifiche, che si stanno dimostrando sempre più efficaci sia nel ritardare l’insorgenza dell’AIDS, sia nel controllarne gli effetti. È proprio grazie alla ricerca scientifica nata da certe premesse che nel corso degli ultimi anni l’aspettativa di vita per un sieropositivo si è notevolmente allungata, arrivando secondo le proiezioni a diverse decine di anni. Se davvero non ci fosse correlazione, come si spiegherebbero i successi (oggettivi) della ricerca?

Ulteriori prove, ad ogni modo, si possono trovare in questo articolo del 2009, ricco di riferimenti dettagliati e con le risposte ad alcuni dei dubbi principali che vengono sollevati dai critici. È in inglese, ma i suoi contenuti sono stati in parte tradotti in Italiano per la pagina di Wikipedia dedicata alle teorie alternative sull’AIDS.

#MedTrivia

Le bufale in campo medico sono le più pericolose in assoluto, perché possono causare morti e sofferenze altrimenti evitabili. A maggior ragione se a credere nella bufala è il presidente di un’intera nazione. È stato il caso di Thabo Mbeki, presidente del Sud Africa a partire dal 1999. Mbeki, già restio ad accettare di applicare in Sud Africa la terapia allora diffusa in Occidente, nel 2000 abbracciò le cosiddette teorie dissidenti e istituì il Presidential International Panel of Scientists on HIV/AIDS in Africa coinvolgendo direttamente nientemeno che Peter Deusberg.

Nel 2008, due ricerche indipendenti, condotte una ad Harvard e una all’Università di Cape Town, hanno calcolato che le politiche negazioniste di Thabo Mbeki hanno portato alla morte di 330,000 Sudafricani.

Qui un articolo approfondito sulla vicenda.

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