Wolverine – l’immortale

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È uscito giusto ieri nei cinema il nuovo film di Wolverine, in cui Wolverine/Logan è interpretato ancora una volta dall’attore australiano Hugh Jackman. Il progetto partiva sotto i migliori auspici: la direzione del film, ispirato al ciclo giapponese di Claremont/Miller, era stata affidata a Darren Aronofsky, che aveva rilasciato dichiarazioni da orgasmo nerd sin da subito e che era dell’idea di farsi un filmazzo di sangue e sbudellamenti VM18. Poi Aronofsky abbandona perché di starsene sei mesi in Giappone post Fukushima guarda, anche no. E quindi dopo alterne vicende il film diventa un PG-13* e la regia passa a James Mangold (Ragazze Interrotte, Quel treno per Yuma, Quando l’amore brucia l’anima) che comunque non è che sia l’ultimo degli scemi. E poi tutto sommato, anche senza Aronofsky, si era abbastanza tranquilli: ché tanto peggio di Wolverine: Origins non è che potessero fare.

E infatti Wolverine – l’immortale (titolo originale: solo The Wolverine) è meglio. Fino a quindici/venti minuti dalla fine oserei dire che è un buon film, salvo qualche trashata qua e là. Dopo un rapido flashback in cui scopriamo che Wolverine era a Nagasaki il giorno della bomba atomica, e che per l’occasione ha impedito a un soldato di fare harakiri e l’ha salvato dal fallout radioattivo chiudendosi con lui in un bunker a cielo aperto (giuro!), il film prende le mosse da dove era finito X-Men: conflitto finale. Costretto dagli eventi a uccidere la sua amata Jean Grey, Logan ha maturato la consapevolezza che il suo fattore rigenerante, che lo rende a tutti gli effetti immortale, lo condanna a una vita di solitudine. Così, l’artigliato è caduto in un vortice di disperazione e ha ripudiato il suo passato da eroe, perseguitato nei suoi incubi dal fantasma di Jean stessa, che rotolandosi nel letto gli rinfaccia le sue colpe passate indossando provocantissimi baby-doll.

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Ché se proprio devi sognare Famke Jansenn, guarda, tanto vale…

Tutto cambia quando Logan viene contattato da Yukio, una ragazza dotata del singolare dono della fronte spaziosa di poter prevedere il modo in cui la gente morirà e di uno spiccato talento per gli zigomi in fuori le arti marziali.

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Yukio… telefono casa…

Yukio lavora per Ishida, il soldato salvato da Wolverine a Nagasaki, ora diventato un potente magnate. Ishida è in punto di morte e vuole rivedere l’artigliato per l’ultima volta. Wolverine si reca così in Giappone, ma dopo la morte di Ishida si ritrova coinvolto in una contorta faida familiare, obbligato a difendere la nipote dell’uomo, la bella Mariko, da misteriosi sicari che sembrano legati alla Yakuza. Una complicazione: il fattore rigenerante di Logan improvvisamente non funziona più.

Riflessioni neanche troppo banali sull’immortalità e la solitudine, buoni dialoghi a volte un po’ troppo pedanti nell’esplicitare cose ovvie, una sequenza di combattimento sul tettuccio del treno da “Ommioddio!” e diverse buone coreografie rendono a prima vista Wolverine – l’immortale un film molto buono. Dico “a prima vista” perché andando a scavare un po’ più a fondo lo scarso approfondimento dei personaggi di contorno e dei loro legami rende tutta la trama meccanica e di scarso interesse e tutto collassa malamente sul finale, in cui i personaggi iniziano a muoversi sulla scena un po’ a casaccio, le cose succedono perché devono succedere senza perdersi troppo in giustificazioni e, insomma, diventa tutto un po’ un baraccone. La scena della (scontata) closure con il “fantasma” di Jean Grey e il dialogo finale tra Wolverine e Yukio sono totalmente imbarazzanti. Rimaniamo comunque molto al di sotto del livello trash “queste pallottole gli faranno perdere la memoria” di Wolverine: Origins, e questa è già una mezza vittoria.

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Ahà!

La scena dopo i titoli di coda (anche se un bel po’ gratuita) cerca di salvare il film in corner. Non ce la fa, ma se non altro un po’ ti riappacifica col mondo. Alla fine, chi cerca un film senza troppe pretese e non ha problemi a spingere un po’ l’acceleratore sulla sospensione dell’incredulità o chi era entrato solo per vedere gli addominali di Hugh Jackman può uscire dal cinema soddisfatto.

#CineTrivia
A proposito di addominali: quel vanitoso di Hugh Jackman, per ottenere un fisico più tonico e muscoloso, prima di girare le scene a torso nudo si sottoponeva a una speciale dietra disidratante (già testata sul set di Les Miserables) che consisteva nel non assumere alcun tipo di liquido nelle 36 ore precedenti le riprese. Risultati: mal di testa, piccoli spasmi e una sete del diavolo. Ma a quanto pare è rimasto soddisfatto del risultato.

* Pare che in home video sarà distribuita una versione più tosta e violenta con rating R (il corrispettivo del nostro VM 18).

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