Dr.Morgue – recensione

«La verità è quello che le persone definiscono un punto cruciale
di questa storia, solo che non sempre la verità è comune ed è
nelle discrepanze che si trovano i colpevoli. Ma io non sono un
giudice, né un boia, io sto dalla parte di chi muore.»

(Dal diario del Dr.Morgue)

 

Yoric Malatesta fa il medico legale nella città di Montreal. È imponente, geniale e affetto da sindrome di Asperger; i suoi colleghi lo chiamano “lo Spaccamorti”, perché con i cadaveri che passano per il suo tavolo autoptico Yoric instaura un rapporto particolare, quasi come se essi gli parlassero. E, nel farlo, lo chiamano semplicemente Dr.Morgue.

Le indagini del Dr. Morgue iniziano in una storia in due numeri pubblicata anni fa da Cronaca di Topolinia e sbarcano recentemente in casa Star Comics, che dedica al dottore una miniserie in sei volumetti, appena conclusa. La testata Star ottiene da subito un buon successo di pubblico e recensioni entusiaste dalla critica di settore e dal popolo dei forum, al punto che è già ufficiale l’uscita in autunno di uno speciale di ben 144 pagine.

In realtà, l’entusiasmo dimostrato sin dal primo numero è solo in parte giustificato. Sia la scrittura che i disegni della miniserie infatti hanno inizialmente qualche debolezza, dei lievi problemi di ritmo e di storytelling, che vanno via via sparendo nel corso dei numeri successivi, ma impediscono di gridare da subito “al capolavoro”.

In compenso, ogni singolo volume, anche letto separatamente, è una lettura piacevole e offre numerosi spunti di riflessione (anche se spesso la dinamica della risoluzione del singolo “caso” è deludente), e l’ultimo numero della serie regala una tensione narrativa e tutta una serie di colpi di scena che funzionano alla perfezione.

E inoltre c’è un elemento che ci permette di perdonare questi difetti, a volte persino di non vederli, e ci invoglia a comprare il numero successivo anche se quello precedente, insomma, non ci ha convinti proprio del tutto. E questo elemento è il protagonista. Le autrici Silvia Mericone e Rita Poretto sono riuscite a immortalare in Yoric Malatesta un personaggio sfaccettato, interessante e affascinante, qualcuno che è sicuramente alieno ai modi comuni di percepire e agire, a causa della sua condizione medica, ma contemporaneamente ha uno sguardo molto lucido e disincantato e con le cui insicurezze siamo in grado di empatizzare a un livello molto profondo. È un personaggio che funzionerebbe benissimo anche in altri contesti oltre a quello fumettistico, ad esempio in un serial televisivo all’americana o comunque in una serie di più lunga gittata rispetto ai risicati sei numeri della miniserie Star.

Un personaggio che meriterebbe di entrare di prepotenza nell’immaginario della cultura di massa italiana, perché non solo ci offre uno sguardo inedito sulla realtà, mettendo in discussione ogni nostra prospettiva, ma al pari di altri personaggi borderline di recente successo ci dice qualcosa del mondo in cui viviamo e del modo in cui cerchiamo di affrontare l’insicurezza e il relativismo morale che lo permeano. E, pur nell’abisso che ci separa, ci fa sentire simili a lui.

(recensione pubblicata su Flashfumetto.it)

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