Volevo un ragno nero – prima parte: legacy 3

Hanno ucciso l’Uomo Ragno. No ok, ricominciamo: hanno ucciso un Uomo Ragno. E se non leggete gli albi americani originali potreste odiarmi per quanto sto per scrivere, quindi smettete di leggere ora.

A morire non è stato lo Spider-man classico, creato nel 1962 da Stan Lee e Jack Kirby per i disegni di Steve Ditko, bensì una sua controparte le cui avventure sono ambientate in un universo alternativo, il cosiddetto Universo Ultimate, sorto nel 2000 con lo scopo di aggiornare e rendere più moderni i principali supereroi della Casa delle Idee, smarcandoli tra l’altro in questo modo da decenni di continuità narrativa e rendendoli più appetibili alle nuove generazioni di lettori. Un vero e proprio mondo parallelo, che negli ultimi anni ha sempre più tentato di distaccarsi dall’Universo Marvel Ufficiale generando saghe originali e personaggi inediti. E, giusto per arrivare al punto, uccidendo l’Uomo Ragno.

Ma non vi preoccupate: Spider-man è morto, lunga vita a Spider-man. Peter Parker, il liceale punto da un ragno geneticamente modificato protagonista della serie fino al mese scorso, sarà anche stato ucciso dal suo acerrimo nemico Norman Osborn, ma ha trovato il suo (degno?) erede in Miles Morales, un dodicenne newyorkese afro-ispanico dotato di poteri simil-ragneschi che ha già deciso di essere il nuovo Uomo Ragno.

L’evento è interessante sotto svariati punti di vista. Il primo ha a che fare con il concetto di legacy nel fumetto supereroistico: la possibilità che un supereroe “appenda il costume al chiodo” o, nella peggiore delle ipotesi, muoia, e venga sostituito da un altro personaggio che ne prenda in eredità l’identità segreta. Si tratta di un’idea che attecchisce in maniera particolare quando l’iconicità del supereroe prevale sulla persona che si cela dietro la sua maschera. In questi casi, è legittimo che alla morte fisica dell’uomo non si accompagni anche la morte del “simbolo”, che può essere ereditato da altri. In effetti è un meccanismo non dissimile da quello che valeva per i monarchi medievali, lo spirito dei quali si tramandava automaticamente al sucessore al momento della loro morte fisica. In quel caso non era il re a morire, poiché il re è immortale per principio, ma il suo involucro, la sua persona fisica.

Il concetto di legacy è stato sviluppato soprattutto in casa DC comics, dove più che altrove l’icona del supereroe prevale sul personaggio. Ne sono esempi eroi quali Lanterna Verde e Flash, che nel corso degli anni hanno subito varie incarnazioni, ma anche il brillante lavoro di Grant Morrison su Superman (progenitore ideale di una vera e propria stirpe di Super-Uomini su All Star Superman) e Batman (su Batman inc, dove il concetto di legacy si presenta in una variante piuttosto originale e su scala globale). In casa Marvel Comics invece il personaggio è quasi sempre venuto prima dell’eroe e il concetto di legacy, quando applicato ai supereroi, è naufragato più o meno tragicamente nel giro di pochi anni (al momento l’unica eccezione eclatante mi pare sia la serie di Capitan America). E questo discorso vale a maggior ragione quando si parla di Peter Parker/Spider-Man, un personaggio a tutto tondo, dotato di motivazioni profonde e di una costruzione psicologica articolatissima e raffinata, che rendono impossibile separare la maschera da ciò che c’è sotto (tant’è che quando si è tentata la sua sostituzione nelle storie classiche, hanno dovuto ricorrere a un clone, fallendo comunque tragicamente). E il discorso vale perfettamente anche per la sua versione Ultimate.

Quello che sto cercando di dire è che uccidere Peter Parker e sostituirlo con un nuovo Spider-Man è un vero e proprio azzardo, una mossa coraggiosa che mai e poi mai potremmo vedere nell’universo Marvel classico e che tra l’altro avviene in un momento in cui il personaggio aveva ancora molto da dire. Onestamente, non vedo l’ora di leggere quello che succederà nelle storie di questo nuovo Spidey, scritto da Brian Michael Bendis, storico sceneggiatore della serie, e disegnato dalla bravissima (e italianissima) Sara Pichelli. Ma so già che Ultimate Peter, un po’, mi mancherà.

P.S. Il fatto che Miles Morales sia afro-ispanico ovviamente non è una coincidenza, e questo non è sfuggito a nessuno. Se ne è fatto un gran parlare in giro, anzi diciamo che l’argomento ha monopolizzato ogni discussione sul nuovo corso della serie e non sono mancati commenti di dubbio gusto in proposito. Ma questo è un aspetto che approfondiremo tra qualche giorno.

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3 thoughts on “Volevo un ragno nero – prima parte: legacy

  1. Reply Grig Ago 29,2011 00:57

    Se ciò succedesse in Italia cosa accadrebbe? Chi sostituirebbe Tex, per esempio? :)

  2. Reply Alessandro Diele Ago 29,2011 07:42

    Facile: in caso di Governo di Centro-Destra un sudista, in caso di Governo di Centro-Sinistra un messicano!

  3. Reply Grig Ago 29,2011 10:16

    ahahah ci avrei scommesso che avresti risposto così XD

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